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Buonalbergo

Buonalbergo dista circa 25 km da Benevento, sul ripido fianco del monte San Silvestro, nei pressi del vallone che scende dal colle Monte Chiodo. Il suo territorio è compreso tra un'altitudine di 223 m. s.l.m del Fiume Miscano che ne lambisce il territorio nella parte bassa e gli 806 m s.l.m. di Monte Chiodo, con un'escursione altimetrica di 583 m.
La storia di Buonalbergo è strettamente legata alle vicende del territorio per la sua particolare posizione geografica. Le vallate del Miscano sono state, da sempre, naturali vie di comunicazione, come testimoniano il tratturo Pescasseroli-Candela e la via Traiana. La ricchezza di acque e le condizioni climatiche hanno favorito l'insediamento umano dal neolitico in poi; molti studiosi hanno individuato su Monte Chiodo l'antica Cluvia sannitica, citata da Tito Livio (XI, 32,37). Essa fu contesa tra gli eserciti romani e sanniti per la sua posizione strategica sul tratturo. Nonostante le testimonianze archeologiche limitate, sono visibili resti di ponti romani (ponte delle Chianche, Latrone e S. Marco), cippi miliari e numerose lapidi sepolcrali.
Con la crisi dell'Impero Romano, le popolazioni dei vari pagus si unirono per fronteggiare i barbari, erigendo su Monte Chiodo il castello di Montegiove e, su un picco inaccessibile sul torrente S. Spirito, in età longobarda, il locus Alipergus. Di questo, padrone il conte Gerardo che ospitò Roberto il "Guiscardo" (astuto) e al quale diede in moglie la zia Alberada nel 1048. Dalla loro unione nacque Boemondo, eroe della prima crociata e principe di Antiochia. In questo periodo si ha il cambiamento della denominazione da Alipergo a Buonalbergo.
I rapporti di fedeltà agli Svevi, fino a Federico II, evitarono al paese i lutti e le distruzioni operate da Enrico VI ma, dopo la battaglia di Benevento del 1266, il Papa, considerandolo terra sacrilega, innescò un processo di frantumazione della contea. In seguito ad una frana, nel 1525 si edificò la prima casa del nuovo abitato. In seguito il feudo fu venduto agli Spinelli, che ne restarono in possesso fino al XVII secolo, per poi passare alla famiglia Coscia nel 1727. Il 7 Settembre 1860 il Comune di Buonalbergo diviene capitale dell'Irpinia e fu proclamato il Governo Provvisorio.


Centro storico
Nel 1525 veniva edificata, su decreto regio, la prima domus: l'avvenimento ancora testimoniato da una lapide tuttora visibile in via Roma.
Il centro storico del paese si articola in due rioni, uno chiamato Terravecchia, arroccato su costoni prospicienti il torrente S. Spirito, mentre l'altro, Santijanni, deriva il suo nome da un'antica chiesa oggi trasformata in abitazione. Il primo, individua il suo “foro”, nella la piazza De Juliis, costruita a gradoni e sormontata dalla chiesa di San Nicola, del XVI secolo, ma ricostruita dopo il terremoto del 1962. Su di un altro costone, impervio, è posta una croce bianca, testimone di ciò che resta del castello di Boemondo. Salendo a piedi lungo suggestive stradine, si giunge a Santijanni, costruito dopo il XVI secolo. In via Roma si può incontrare la prima domus di Buonalbergo; poco distante un altro palazzo gentilizio, Palazzo Panari, mentre di fronte si trova la Cappella dedicata all'Addolorata e a S. Anna.
Caratteristica dell'architettura del paese sono i “lammiuni” (sovrappassi archivoltati).
Qua e là affiorano le vestigia delle antiche strutture di fortificazione. In cima si trova piazza Garibaldi, dove una volta sorgeva una porta urbica e dove adesso si trova la chiesa di San Carlo Borromeo.
 

La Taverna
Antico edificio situato nelle campagne della zona alta di Buonalbergo. La Taverna era un tempo usata come luogo di sosta durante la transumanza (gli ultimi passaggi si sono registrati nel 1959) e fu a tale scopo costruita sul tratturo Pescasseroli-Candela, dopo la riorganizzazione dei tratturi angioini. La facciata principale si distingue per la presenza di due torrette cilindriche angolari, di aspetto difensivo.
Fontana de lo Lommardo
Buonalbergo ha un forte legame con l'acqua come testimoniano le numerose fontane ancora funzionanti presenti nel paese, il Lommardo, storica fontana, utilizzata come lavatoio fino agli anni settanta e da qualcuno ancora oggi, ristrutturata recentemente. Nelle vicinanze si trova un vecchio ponticello utilizzato dagli abitanti delle vicine campagne per recarsi in paese, sotto il quale scorre il torrente S. Spirito. Lungo il corso del torrente nelle vicinanze del torrente vi sono due aree, nel gergo locale "ruli" che venivano utilizzati come “lidi balneari" nelle afose estate buonalberghesi di qualche decennio fa.

Ponte delle Chianche
Ponte romano, costruito agli inizi del II secolo d.C., era uno dei ponti dell'antica via Appia - Traiana che collegava Benevento a Brindisi, serviva a superare un torrente, oggi noto come S. Spirito, ma spesso in secca. Costituito da tre arcate ancora esistenti con una quarta arcata separata dalle rimanenti interamente ristrutturata con materiali non originali. Sussiste, quasi integra, la pavimentazione del piano viario di bàsoli, in nel dialetto locale “chianche” (da cui il nome attuale del ponte). Opera probabilmente di Apollodoro di Damasco, architetto prediletto dell'imperatore Traiano, le facciate del Ponte delle Chianche denotano qualche somiglianza con il maestoso ponte sul Danubio a Dobreta in Romania, sicuramente opera del suddetto architetto.

Madonna della Macchia
Il Santuario Madonna della Macchia è un edificio ad una navata con annesso eremo. La Madonna della Macchia è considerata da tutti la protettrice del paese. La statua lignea che raffigura la Vergine con in braccio il Bambino, di pregevole fattura, è di epoca bizantina (XII secolo). La leggenda vuole che la statua sia stata portata a Buonalbergo dai Crociati di ritorno dalla Terra Santa e, nascosta in una macchia di alberi (da cui il nome, poi ritrovata da una pastorella muta che, alla vista della sacra immagine, ritrovò la parola). Le celebrazioni in onore della Madonna della Macchia sono i giorni 11 e 12 settembre.

Palazzo Spinelli
La casa comunale di Buonalbergo, Palazzo Coscia - Spinelli, è un palazzo ducale del XVII secolo, di recente ristrutturazione Vi si accede da un ampio portale, attualmente aperto, e recante tracce di cerniere di portone, sormontato dallo stemma ducale. Al di là del portale il visitatore si ritrova in uno splendido androne archivoltato che permette l'accesso al cortile interno e ai piani superiori del palazzo attraverso aperture simmetriche sui due lati.

Monte Chiodo
Monte Chiodo, l'antica Cluvia sannitica, citata da Tito Livio (XI, 32,37), è un importante punto strategico sfruttato durante le guerre sannitiche, e posta sulla strada più breve che da Capua, per "forculas caudinas", attraversando Beneventum, Equum Tuticum e Aecae (Troia), portava a Lucera. Proprio sulla cima della montagna sono ancora visibili i resti del castello medievale di una chiesa facenti parte dell'antico centro abitato.


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